Maschere

 Maschere

Dopo che Schopenhauer ci ha raccontato che la “realtà” è la rivelazione di una rappresentazione del soggetto, diventa molto difficile distinguerla dal sogno. Nella nostra società contemporanea non c’è più una vera distinzione tra la dimensione onirica e mitica dell’essere straordinario ed i poveri e “normali” esseri mortali.

Gli esseri “mortali” oggi non accettano più la condizione terrena, e si sono trasformati in strani esseri, mostri, uccelli, animali e nuovi minotauri senza più corna. Queste nuove figure non sono però reali, ma maschere, schermi e dispositivi di mimetizzazione e di protezione dalla realtà.

Sono solo la rappresentazione di un “sogno”, di una menzogna, di uno spettacolo, di una finzione di cui vogliamo essere protagonisti ad ogni costo. Tra la nostra essenza intima e la maschera che portiamo non c‟è più distinzione. Sono la manifestazione del desiderio irrefrenabile di cancellare e nascondere l’individualità umana del soggetto, sostituendola con un personaggio straordinario che ci protegga e con cui farsi un selfie.

Monumenti#1

Questi due bestiari non descrivono animali mostruosi, ma entità architettoniche pensate come presenze vive che tendono all’estinzione. Se il Bestiario Architettonico è più cupo e più introverso in se stesso, il Nuovo Bestiario Architettonico continua la ricerca del precedente, introducendo però nuove architetture dal gusto quasi meccanico. In questa nuova serie, nata all’interno di una serie di taccuini, i colori l‟atmosfera è meno cupa e più gioiosa, quasi a dimenticare l‟origine “mostruosa” di queste presenze. Ciò che viene rappresentato in entrambe le raccolte, sono sogni di architetture dalle forme autistiche, dove il territorio urbano non è più assimilabile ad una città come testo narrativo continuo, ma al contrario, lo spazio viene rappresentato come basamento, dove è proprio l’elemento puntuale, il singolo oggetto, a prevalere come tensione figurativa eccezionale.

Ignoriamo il senso di queste architetture, come ignoriamo il senso dell’universo, ma c’è qualcosa nella loro immagine che si accorda con l’immaginazione degli uomini. L’esito di questa ricognizione è un manuale che si è caldamente invitati a frequentare, come chi gioca con le forme mutevoli svelate da un caleidoscopio.

Questa serie di architetture è spinta da una inesauribile passione per le strane entità sognate dagli uomini. Una raccolta di figurazioni oniriche, di “esseri” materici che nel loro isolamento, racchiudono una natura “altra”. Figure simboliche e allegoriche da cui traiamo nuovi insegnamenti. Sogni che racchiudono una verità latente. Un bestiario di architetture feroci, che si impongono nello spazio come presenze eccezionali con le quali ci confrontiamo. L’unico strumento possibile per tenerle a bada è il disegno. Più nitidamente queste saranno disegnate e con più facilità saranno domate. Per le loro caratteristiche queste architetture sono assimilabili a dei “mostri”, ai dei mirabilia, a quei fenomeni strabilianti che racchiudono in se valenze positive e negative allo stesso tempo. Il termine mostro deriva dal latino “monstrum” che vuol dire portento, prodigio. Al mostro sono attribuite delle caratteristiche straordinarie per le quali ci si discosta profondamente rispetto ad altre realtà considerate nella norma. Per Foucault “la mostruosità rappresenta il dispiegamento di tutte le irregolarità possibili attraverso il gioco della natura. In questo senso, il mostro si presenta come il principio di intelligibilità di ogni anomalia possibile”. Nella nostra contemporaneità, l’anomalia è ciò che tende a contrassegnare l’essere umano e la sua architettura da ciò che lo uniforma e livella il nostro mondo, è questo il prezzo di una distinzione dialettica difforme dalla “regola generale”. Questi bestiari architettonici ci raccontano di “poderosi mostri”, custodi della città, e niente e nessuno, neanche gli “angeli necessari” di Cacciari, possono tenerli a bada.

(qui di seguito viene mostrata solo una breve selezione di lavori)



Torre Rossa e Grande X

(china e pennarelli su carta; dimensioni varie)

In questi disegni, a partire dalle prime tavole Torre Rossa e Grande X, e nei successivi disegni, la realtà urbana è intesa come stratificazione di segni dove lo spazio perde il suo valore di realtà prospettica, ma acquista significato dal sovrapporsi di elementi, di segni e forme.

In questi disegni viene rappresentata una fenomenologia, che richiama molto la figura dell‟arcipelago: un insieme di atolli che, come ha affermato Cacciari, “pur nella loro assoluta distinzione sono unite da un loro centro-patria assente, che ciascun isola non possiede, ma verso cui tendono singolarmente in comunione l‟una con l‟altra” (Cacciari,1997). Sono queste, isole accessibili da reti infrastrutturali, stelle, punti eccezionali che si pongono quali fatti urbani di densità programmatica e funzionale. Oggetti scenografici dove l‟immagine architettonica assume un ruolo determinante in relazione al territorio urbano.

Per “Instauratio Urbis” si vogliono intendere quelle operazioni “politiche” sul territorio che prevedono, nel loro instaurarsi, un progetto operativo nel quale emerge un‟idea di forma urbana in rapporto alla relazione che si realizza tra i vari elementi. Un insieme di forme che si pongono quali oggetti di lettura della realtà in modo pragmatico e percepibile attraverso una costruzione essenziale in cui ogni oggetto concorre a porsi nella realtà come presenza autonoma.

Ciò che viene rappresentato in questi lavori sono delle forme puntuali autistiche, dove il territorio urbano non è più assimilabile ad una città in un suo testo narrativo continuo, né una materia informe. Lo spazio urbano si presenta in questi lavori invece come luogo di mediazione, un cielo capovolto organizzato da costellazioni e galassie, dove è proprio l‟elemento puntuale, il singolo oggetto, a prevalere come tensione figurativa di parte.

Questi disegni vogliono rappresentare delle formule aggregative che celebrano il molteplice, e la nascita e la proliferazione di parti sempre più delimitate e chiuse, che porta così ad una forma di implosione della città all‟interno dello stesso territorio urbano.