Team di progetto:

Emmanuele Lo Giudice, p.r.o.g. arch_design, Sebastiano Lo Giudice, Amedeo Tullio, Alfredo Fiorilla, Riccardo Di Paola

René Magritte, “La battaglia delle Argonne”, 1959

“Ci sono atomi che nascono in cielo, spontaneamente;
e si radunano: allora molte figure si alzano
e mutano faccia l’una su l’altra adagiandosi.
E’ così che vediamo le nubi ingrandirsi
e oscurare il sereno del mondo
quando sfiorano l’aria; e sembrano
giganti che volano su pesanti ombre
o grandi montagne con le cime divelte che vanno
oltre i raggi del sole o forse altri mostri sospesi
che chiamano nuvolaglia dispersa.”
(Lucrezio; De Rerum Natura IV, 129-140, traduzione di Enzio Cetrangolo.)

Pensare ad una copertura per un monumento come l‘Arena di Verona, vuol dire pensare di coprire una struttura che è nata per non essere coperta se non da elementi mobili e leggeri. Il progetto presentato al concorso si può definire come un’utopia realizzabile, nella quale prende vita una nuvola bianca che si pone a protezione dell’antico monumento romano proteggendolo dal sole, dalla pioggia, della neve e della grandine.

Questa nuvola, conquistata una nuova materia densa, si compone di grandi atomi uniti tra loro, in un tappeto di sfere che galleggiano nel cielo della città, posta sopra l’antico anfiteatro, conservando il suo carattere di scenografia e copertura mobile nel cielo, diventa un’inattesa formula architettonica.

La NUVOLA, nel suo desiderio più nascosto, vuole togliere peso alla città, scenografia artificiale della vita dell’uomo. Se prima la nuvola aveva come teatro il cielo, ora nel nostro progetto il suo teatro diventa l’Arena, che imbrigliandola alla sua struttura con dei cavi sottili che ricordano quelli usati per sorreggere l’antico velario romano, non la lascia scappare.