L’ Architettura Gassosa è un manifesto grafico di Emmanuele Lo Giudice che, partendo dai vari cambiamenti in atto evidenti in questi ultimi decenni, illustra una proposta concettuale, operativa, interpretativa e metodologica per l’architettura prossima e futura. Questa proposta è stata presentata per la prima volta nell’Aprile 2018 in Messico in un congresso internazionale e a Novembre 2018 Padiglione Spagnolo della Biennale di Venezia 2018 (con un workshop ed un seminario).

L’idea della città e dell’architettura, come le abbiamo sempre pensate – nella loro concezione spaziale di luogo determinato, pianificato e programmato – sembrano non rispondere più alle strutture sociali verso cui la società si sta oggi evolvendo. Le risposte della postmodernità ai problemi urbani formulati dalla modernità, non si sono esaurite né nei vari modelli teorici, né nelle realizzazioni concrete che queste hanno ispirato, sviluppando in tal modo sempre nuove formule e proposte. La condizione urbana e sociale sia industriale che post-industriale è rimasta critica, pur trovando nelle varie proposte delle alternative teoriche interessanti. Difatti le produzioni che si sono sviluppate in architettura durante dal dopo guerra fino ad oggi sono riconducibili ad una lenta e diffusa ristrutturazione della città moderna, che potremmo leggere come il progetto di una continua operazione di una moderna “Renovatio Uribis”. 

La nostra società ed il suo sistema economico oggi si stanno sviluppando intorno a reti gassose d’interazione, mentre il modello spaziale delle città con le sue architetture risultano ancora imbrigliati a determinate realtà territoriali che stanno perdendo sempre più valore politico e strategico. Quello a cui assistiamo oggi è l’emergere di una mobilità totale che sta prevalendo sulla società stanziale dei luoghi. In breve tempo le comunità spaziali legate ai luoghi saranno interamente affiancate o sostituite dai network digitali. Inoltre, dispositivi come il laptop e lo smartphone e le altre tecnologie, hanno reso obsoleti concetti quale luogo e proprietà privata. 

La società contemporanea ormai non si rispecchia più, né nella città e nelle architetture delle promesse dei “grandi narrazioni” del passato che la radicavano ad un territorio preciso, né nella città delle scatole dorate della postmodernità, con le sue architetture-oggetto dalle mute forme splendenti, immerse nell’abisso di una “rappresentazione” dove tutto è possibile.

Dalla società solida delle grandi ideologie, siamo quindi passati alla società gassosa delle connessioni, dello sharing, della quotidianità, del realismo critico. Se in passato le persone entravano in contatto tra loro solo perché si ritrovavano fisicamente vicini, nella stessa “solida” piazza o in luoghi di lavoro, oggi con le nuove forme di interazione sociale dell’era di Internet, i legami tra le persone sono “gassosi”, legati da interessi comuni, dalle “proprietà” che accomunano i vari individui.

La società contemporanea cerca la sua nuova architettura, specchio e racconto di un suo nuovo realismo critico. Siamo passati da una società solida ad una società gassosa. Risulta quindi necessario ripensare a dei nuovi modelli architettonici ed urbani che diano una risposta alle esigenze attuali.

Non abbiamo più quindi una grande architettura istituzionale per la quale nasce l’edificio, ma un sistema di relazione aperto, composto da particelle architettoniche che, come gli atomi di un gas, si muovono nello spazio legate tra loro per le proprietà specifiche date sia dalla funzione che assolvono (museo, casa, biblioteca, negozio, etc.), che da alcune specifiche che le accomunano (colore, materiale, etc.)